PaX Beltramese e MeRoLaNdIa Sh0w del lagerLignt #B0L0GNAmente !
https://youtu.be/1CyriciqycM
– .Chissà se girando per la grande città emiliane ci si rende conto
dai partecipanti alla kermesse di questi giorni al “ condominiale ”di
quell* senza fissa dimora del “ Beltrame “, quanta stupidità è
circondata la selvaggia e assassina mentalità umana, della diffusa
pirateria, tollerata con tanta empatia, disponibilità mista volontaria
simpatia, tra clero e istituzioni varie che viene da dubitare che tra i
partecipanti del raduno vi sia un chiaro e programmatico disinvolto PaX
di tregua dopo l’sgomberi di un paio di #CsA, sottomettendo anche VaG61
sotto – struttura, confinante, e che tanto, come tutt* chiudono occhi,
orecchie e bocca per n0n pensare per un solo instante se l’approccio
valga la simbiosi. #LEfucineVulcaniche poco più in là, si trascino
anche esse in via Francesco Sabatucci, 2.
https://youtu.be/U8BuK9MLsEY
Ancora una volta il tutto per il tutto seppellito sotto una buca
profonda per n0n guardarsi dentro. L’stupro è compiuto nella sua
totale, sua finalità, un tocco di pittura qua ( fuori ), una lavata la
fuori, per sgrassare li escrementi da mesi accumulati, di n0n curanza e
con abbandono, esterno e interno, con veri vespasiani che ci ostiniamo
chiamare cessi!… si! effettivamente tutto in “ ordine “ nulla fuori
posto, ogni cosa sottocontrollo, tranne le mie immagine in asporto,
cucite e inserite, titolate, caricate e commentate, solo da me,
nonostante 22 inscritti cechi, sordi e muti,… di uguale alla Dolce,
morte.
Il 30 Gennaio 1948. Erano le 5 del pomeriggio e il Mahatma, stremato,
si stava recando, sorretto da due giovani congiunte – “ i miei bastoni
“ ,egli diceva – a una riunione di preghiera in un giardino di Delhi,
com’era sua consuetudine. Tra la piccola folla che lo attendeva, un
mezzo migliaio di persone, cera anche un giornalista, Nathuran Godse,
dall’aria devota come gli altri. Trovatosi faccia a faccia col Mahatma,
Godse fece una riverenza così profonda che una delle due ragazze lo
trattene per una spalla. Egli si alzò di scatto, estrasse una pistola e
sparò tre colpi. Come appare
dalle lettere che scrisse al figlio di Gandhi e dalle sue deposizioni in
tribunale, prima dell’impicaggione, Godse non era un fanatico rozzo. Il
suo inchino dinanzi alla vittima non fu una simulazione, fu il tributo
di una riverenza sincera, prima dell’esecuzione di un mandato ricevuto
dal partito di cui era membro, l’Hindu Mahasabba, che ripudiava di
Gandhi la dottrina della non violenza e in particolare il progetto di
conciliazione tra indù e mussulmani. “ Ho voluto mettere in guardia il
mio paese “ – così dichiarò Godse in tribunale – “ dagli eccessi del
gandhismo, che avrebbe significato non soltanto il dominio dei musulmani
su tutto il paese, ma l’estinzione dell’induismo stesso “. Due sono le
ragioni che hanno provocato il martirio di Gandhi: il suo rifiuto
dell’antagonismo tra le religioni e il suo rifiuto della violenza come
strumento di giustizia.
( Ernesto Balducci – “ GANDI “ Edizione Cultura della Pace – [4 I MAESTRI ] 1988 )
L’antagonismo dei centri sociale autogestiti nelle sue diversità
abissali, si recano il danno maggiore, – la non autocritica – e si
procurano violenza a se stessi. = carlosArbolto = al 3° meritato video
pillola del del “giorno dopo” per abortire una cattiva immagine!… che al
eduardoDellagiovanna invece mostriamo, dalla piccolaPiazza del
lagerLight del #MeRoLaNdIa Sh0w!…
… e #memoriaStorica ricorda,…
Pubblicato il 05/10/2012
da Lorenzo Cairoli https://youtu.be/nnRiECwxCtY
un italiano che per amore ha lasciato Pomigliano d’Arco, si è trasferito
in Argentina, ha perso tutto, e ora, ridotto al mendicio, dorme nelle
strade, elemosina cibo per sè e per i suoi cani, insomma, sopravvive
come potrebbe farlo un’etilista extracomunitario in quella palude stigia
che è via Marsala, a Termini.
Rafael Napolitano, questo il suo nome, conosce una ragazza argentina
poco prima di perdere sei dita in un atroce incidente sul lavoro. E’ il
2003. Lo stato gli riconosce una pensione d’invalidità di 1.800 euro al
mese, le assicurazioni lo indennizzano con 130mila euro. Con quei soldi
Rafael decide di accompagnare la sua fidanzata in Argentina, conoscere
sua madre e ritornare in Italia con entrambe. Ma una volta in Argentina
la sua fidanzata lo convince a rimanere. Prima affittano una casa, poi
vanno a vivere dai familiari di lei, a Salta, una bella città coloniale
del Nordeste.
Rafael ha un visto da turista che rinnova ogni tre mesi. Non può
lavorare – gli mancano tutte le dita della mano sinistra e l’indice
della destra, conciato così non può nemmeno ramazzare il patio di casa –
ma non può nemmeno aprire un conto in banca perchè nonostante viva in
Argentina da anni, per la legge resta un turista. Così delega la sua
fidanzata a gestire il suo tesoretto: l’indennizzo delle assicurazioni e
la pensione.
Nel 2008 gli bloccano la pensione e dall’Italia non arriva più un
soldo. Grazie al cielo c’è il tesoretto, ma la fidanzata di Rafael
invece di amministrarlo con sagacia – così racconta lui – lo dilapida al
casinò tutte le notti. E quando Rafael le chiede soldi per comprarsi le
sigarette lei glieli nega.
La sua carriera di mendicante comincia un giorno su un taxi
collettivo, un remís. Arrivato a casa chiede alla sua fidanzata otto
pesos per pagare la corsa. Lei dalla finestra gli urla che non ha soldi e
all’autista che protesta dice di chiamare la polizia. Per otto pesos
Rafael finisce in carcere. Ma il peggio deve ancora arrivare. Quando
ritorna a casa la sua fidanzata non c’è più. La madre non sa nulla, i
vicini dicono che è scappata con un altro uomo, a Sud, dove ora vive.
Nella fuga ha portato con sè tutti i documenti di Rafael, passaporto
compreso. In questo modo Rafael non può rinnovare il visto e diventa
clandestino. Rafael chiede aiuto a sua madre e a suo fratello che gli
inviano un biglietto aereo, ma senza passaporto non può ritirarlo. Sua
madre allora si rivolge al console italiano di Cordoba ma Rafael vive in
mezzo alla strada, non ha un domicilio, un luogo dove ricevere la
posta. Il console lo cerca ma non riesce a trovarlo.
Oggi, a 39 anni, Rafael vagola per la strada coi suoi due randagi,
Perla e Chiquitin. Chiede elemosina ai fedeli della chiesa di Santa Cruz
e dorme in una strada vicina.
La storia dell’italiano che vive da barbone per le strade di Salta
come il Robin Williams di “The fisher king” ha commosso e sconcertato
gli argentini. I primi a muoversi in suo aiuto sono stati i funzionari
del Ministerio de Derechos Humanos de la Provincia de Salta che scavando
nel suo passato hanno scoperto alcune cose che un po’ stridono con
quanto ha raccontato. Al giornalista di “Clarin” che gli chiese se si
drogava, rispose con un “no” lapidario. Ora emerge che ha una dipendenza
da paco,
la cocaina dei poveri, da almeno due anni. E che ha avuto grane con la
giustizia. Tre cause. Una per detenzione di droga, una per furto, una
per una rissa in strada.
Rafael si scusa coi giornalisti per aver mentito nell’intervista ma,
si giustifica lui, vivendo per tanto tempo nella spazzatura tu stesso
diventi spazzatura. Quanto al furto, ci tiene a precisare, era un
impianto stereo che la sua ex fidanzata comprò coi suoi soldi. Non aveva
denaro per mangiare, lei glielo negava, così le rubò lo stereo e andò a
venderlo. Quando la polizia lo fermò, disse che non si trattava di un
furto perchè quello stereo lo aveva praticamente pagato lui. I
poliziotti non gli credettero e finì un’altra volta in prigione.
Il calvario di Rafael dovrebbe finire nel giro di pochi giorni. Dopo
il grande clamore mediatico, l’intervista del Clarin, i servizi nei
telegiornali, anche la rete si è mobilitata in suo aiuto. Il rimpatrio
di Rafael, chiosano le autorità, avverrà nel giro di pochi giorni. Lui
abbozza un sorriso, guarda le sue mani monche, i suoi cani inzaccherati e
sospira.
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