Signori Benetton, dov’è Santiago Maldonado?
L'artigiano 28enne di Buenos Aires è scomparso un mese fa mentre partecipava a una protesta del popolo Mapuche nei possedimenti patagonici del gruppo Benetton. Non si sa ancora nulla di che fine abbia fatto
04 Set. 2017

Potrebbe
essere questa che vedete l’immagine per il lancio della nuova campagna
pubblicitaria Benetton: il volto un po’ arruffato di un giovane ragazzo
argentino, capelli scompigliati, dreadlock in vista e sguardo penetrante
su sfondo nero – monocromo -, proprio come quelli che piacciono tanto
al bravo Oliviero Toscani. E poi, immancabile, il logo con il motto
della celebre azienda italiana, United Colors of Benetton,
divenuto, grazie ad abili strategie di marketing, sinonimo di apertura,
multiculturalismo, integrazione tra i popoli e le culture.

Santiago
Maldonado si è integrato talmente bene che non lo si trova più.
Scomparso nel nulla, anzi, scomparso nei possedimenti patagonici del
gruppo Benetton. D’altra parte come non perdersi in 900mila ettari di
terra? Già, perché le dimensioni delle proprietà di una tra le maggiori
imprese nel mercato dell’abbigliamento mondiale ammontano a tale
spropositata cifra solo in America Latina. Un’acquisizione – o meglio,
un accaparramento – del valore di 50 milioni di dollari che risale al
1991.
Ma quelle terre non
appartenevano allo stato argentino e men che meno alla Argentine
Southern Land Company Limited, l’impresa britannica che ne deteneva la
proprietà legale già dai primi del Novecento.
Quelle
terre appartenevano e appartengono al popolo Mapuche, gli indigeni
araucani che vivono in Patagonia da tempi immemorabili, ben prima
dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli. E, com’è noto, la terra è di chi
l’abita. Nessuna legge potrà mai contraddire questo principio
universale.
I Mapuche non
possono esibire alcun titolo di proprietà riferito a quei terreni. Non
ne hanno mai avuto bisogno, né si arrogherebbero mai la presunzione di
poter considerare la natura un oggetto da negoziare. Sono il “Popolo (che) della Terra (mapu)”, e per questo rivendicano il diritto ad abitarla come hanno sempre fatto.
Quando
il gruppo Benetton si è appropriato dei loro luoghi ancestrali, non ha
esitato un momento nel procedere con gli sgomberi forzati di interi
villaggi, sfollando le famiglie e sostituendole con quasi 300mila pecore
da lana.
Le greggi – è
proverbiale – sono mansuete, ma non i Mapuche, che da allora non hanno
smesso di lottare, resistendo e reagendo alle violenze che
periodicamente vengono portate avanti contro i loro membri più attivi,
spesso arrestati e imprigionati dalle autorità nazionali con l’accusa di
terrorismo.
È questo il caso di Facundo Jones Huala, leader della Resistenza Ancestrale Mapuche (RAM),
che da oltre due mesi è detenuto nel carcere di Esquel, nella provincia
di Chubut, per aver promosso e partecipato ad attività di boicottaggio e
riappropriazione di terre che ora appartengono a Benetton.
Il
1 agosto 2017, la Gendarmeria Nacional, forza armata direttamente agli
ordini del Ministero della Sicurezza del Governo – attualmente
presieduto da Mauricio Macri – ha fatto irruzione nella comunità in
resistenza Pu Lof, nella stessa provincia di Chubut, dove membri della
RAM e vari sostenitori della causa Mapuche, stavano manifestando il loro
diritto alla terra. L’intervento repressivo dei militari ha disperso la
folla indigena a suon di cariche, pallottole di gomma e roghi di
abitazioni, senza risparmiare le violenze a donne e bambini.
Santiago
Maldonado, un artigiano ventottenne di Buenos Aires, si trovava lì a
sostenere la lotta del popolo Mapuche. Alcuni testimoni raccontano di
averlo visto per l’ultima volta nelle mani della Gendarmeria, ma la
stessa arma e il governo smentiscono.
È trascorso un mese esatto dalla sua sparizione.
L’Argentina e il mondo intero non hanno bisogno di aggiungere un nuovo nome alla macabra lista dei desaparecidos.
Signor Presidente, donde està Santiago Maldonado?
Signori Benetton, dov’è Santiago Maldonado?
Vogliamo una risposta.
Vogliamo Santiago, vivo.
L’articolo di Raul Zecca Castel è stato pubblicato in origine qui.https://youtu.be/tXVrLrTi-w4
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