martedì 13 settembre 2016

",...fottiamci, anima mia, #FOTTIAMCI! presto,... anzi GiA'!!"

" #FOTTIAMCI!, anima mia, fottiamci.presto,... anzi GiA'!!..."
ARETINO   Sonetti lussuriosi (i Modi) e dubbi amorosi,…
[da tascabili economici Newton – 100 pagine 1000 £ire]
Pietro Aretino nacque ad Arezzo nel 1492. Tra il 1515 e il 127 visse prevalentemente a Roma, alla corte di Leone X e poi di Clemente VII, in seguito si sposò a Venezia, dove morì nel 1556.
 Spirito curioso, amorale e irrequieto, si scagliò contro i sovrani e i pontefici del tempo, armato di una capacità satirica potentissima e di una prosa esasperatamente realistica.
A cura di Ricardo Reim, nato a Roma nel 1953,
Scrittore e regista, tra qui ha pubblicato numerosi libri di teatro, narrativa e saggistica, tra cui: “Pratiche innominabili” “Lettere libertine”, “Nero per signora”, “L’Italia dei misteri”, “Il corpo della poesia” e, “Controcampo”
[Sonetto 1]1
[U.] –Fottiamci, anima mia, fottiamoci prest,
poiché tutti per fotter nati siamo,
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il momdo un cazzo senza questo.
 E se post mortem fotter fuss’onesto /2,
direi: tanto fottiam che ci moriamo,
per fotter poi de là Eva ed Adamo,
che trovaro il morir sì disonesto.
[D.] – Veramente gli è ver, che s’i furfanti
non mangiavan quel pomo traditore,
io so che si sfoiavano 3 gli amanti.
 Ma lasciamo ir le ciancie , e insino al core
ficcami il cazzo, e fa’ ch’ivi si schianti
l’anima che ‘n sul cazzo or nasce or more.
                    [U.] – E s’è possibil, fore
non mi tener <de> la potta i coglioni,
d’ogni piaccer fottuto testimoni.
| 1 =L’dizione contraffatta del 1527 è zeppa di refusi, il più delle volte, per fortuna, assai palesi e semplici da emendare: in tutte le edizioni, comunque, alcuni versi appaiono tutt’altro che perfetti come endecasillabi, nonché, in altri casi, piuttosto criticabili nel ritmo. Seguiamo, naturalmente, il testo critico di Lynne Lawner, che si limita ad ammodernare la grafia secondo i criteri d’uso e distingue, per comodità del lettore, le battute dei vari personaggi (U – uomo; D – donna;
 V – vecchia).
 2 houesto.
3 sfoiaunno.
[Sonetto 2]
  [D.] – Mettimi un dito in cul 2, caro vecchione,
e spingimi dentro il cazzo a poco a poco,
alza ben questa gamba e fa’ buon gioco,
poi mena senza far reputazione:
 chè per mia fè questo 3 è miglior boccone
che mangiar il pan unto appresso il foco,
e s’in potta ti spiace muta loco,
ch’uomo non è chi non è bugerone.
  [U.] – In potta io ve ‘l farò questa fiata
e in cul quest’altra; e ‘n potta e ‘n culo il cazzo
me farà lieto, e voi 4 lieta e beata.
  E chi vol esser gran maestro è pazzo,
che proprio è un uccel perde – giornata,
chi 5 d’altro che di fotter ha solazzo.
                                E crepi nel palazzo
Ser Cortigiano e aspetti che ‘l tal moia,
ch’io per me penso sol trarmi la foia.
2 uu dito iu cul.
3 qdesto.
4 c uoi.
5 che.
[Sonetto 3] 1
  [D.] – Questo cazzo voglio io, non un tesoro,
quest’è colui che può far felice,
quest’è un cazzo proprio da imperatrice,
questa gemma val più ch’un pozzo d’oro.
  Ohimè 2, cazzo aiutami, ch’io moro,
e trova ben la foia in la matrice!
Infine un cazzo piccol si disdce,
s’in la potta osservar vuole il decoro.
  [U.] – Patrona mia, voi dite ben il vero,
ché chia ha picciol cazzo e in potta 3 fotte
meriteria d’aqua fredda un cristero.
  Chi n’ha poco in cul fotta dì e notte  4,
ma chi l’ha, com’i’ho spietato e fiero 5,
sbizzariscasi sempre nelle pote.
   [D.] – Gli è ver, ma noi siam ghiotte
del cazzo tanto, e tanto ci par lieto
che terremmo la guglia nnanzi e drieto 6.
2 obime,
3 poto.
4 not e.
5 com’io, fiere.
6 dritte.
  [D.] – Quest’è pur un bel cazzo e lungo e grosso.
Deh, se m’hai cara, lasciamel vedere!
[U.] – Vogliam provar se potete tenere
Questo cazzo in la potta e me adosso?
  [D.] – Come s’io vo provar? Come s’io posso?
Più tosto questo che mangiar o bere.
[U.] – Ma s’io vi frango poi stando a giacere,
faròvi mal! [D.] – Tu hai ‘l pensier del Rosso!
Gèttai pur nel letto  ne lo spazzo
Sopra di me, che se Marforio fosse
O un gigante, n’avrò maggir solazzo2:
pur che mi tocchi le midolle e l’osse
con questo tuo 3 sì venerabil cazzo,
che guarisce le potte da la tosse.
              [U.] – Aprile ben le cosse,
chè potran de le donne esser vedute
vestite meglio sì, ma non fottute.
1 Nell’edizione curata da Bnneau questo sonetto  corrisponde al n. 9, mentre al posto del n. 4 si trva il n. 5.
    Il “Rosso” (verso 8) era un famos buffone della corte di Leone X (come il “frate Mariano” nominato al sonetto 7), posto dall’Aretino fra i personaggi della sua Cortigiana. La frase va intesa come “Tu fai lo sbruffone”.
2 solrzzo.
3 tno.
[Sonetto5] 1
  [U.] – Posami questa gamba in su spalla,
e levami da cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch’io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.
 
E s’in cul dalla potta il cazzo falla,
di’ ch’io sia fortante e un villano,
perch’io conosco dalla vulva l’ano,
come un caval conosce una cavalla.
  [D:] – La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo far questa pazzia,
e se non vuoi così, vati con Dio.
  Ch ‘l piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
sichè, fotti a buon modo, o vanne via.
                     [U.] – Io non  me n’anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s’io ben credessi campar il Re di Francia.
 1 Nell’edizione Bonneau questo sonetto corrisponde al n. 4 (vedi nota relativa). Nell’esemplare Toscanini non esiste, a causa de foglio mancante (vedi introduzione, Newton Compton editori)
né la xilografia né il sonetto di questa posizione, che sembra però superstiti attualmente conservati al British Musem, non riscontrabili in nessuna delle quattordici xilografie dell’esemplare Toscanini.
Per il testo, si è seguito quello proposto da Bonneau.
[ Chi redatta questa, non aggiunge riproduzioni per ragioni di #CENSURA, ci si limita non pubblicarle.]
CONTINUO PROSSIMO POST https://youtu.be/R4a3MoPXXQ8  ack kca & carlosArbolitò new's !
 

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